Nardo, profumo di spiritualità

Un unguento delicatamente profumato, di grande valore e molto costoso perché proveniente da terre lontane, ambito per la capacità unica di ristorare il corpo e lo spirito dalle fatiche, fino a entrare nel rito e per questo assunto a simbolo religioso. 

Per gli antichi questo dono pregiato è il “nardo”, un nome che verrà genericamente attribuito a essenze diverse. Gli studi storici ed etnobotanici hanno permesso oggi di identificare in due Caprifoliaceae della flora himalayana, Valeriana jatamansi Jones e Nardostachys jatamansi (D. Don) DC, la fonte botanica originaria del balsamo, così prezioso da esser racchiuso nell’ampolla di Maria Maddalena.

Parlare di “nardo” significa evocare aromi intensi e penetranti, scenari esotici e una storia ricca di spiritualità. Teofrasto (371-287 a.C.), allievo di Aristotele ed esperto botanico, nel suo trattato De odoribus citava il nardo tra i profumi più apprezzati dell’antica Grecia. Il celebre medico greco Galeno di Pergamo (129-201 d.C.) affermava che esso fosse un farmaco utile praticamente per tutto. Nell’immaginario comune, specialmente per le sue proprietà psicotoniche e afrodisiache, era considerato simbolo di vita, amore e immortalità. Come ci tramandano i vangeli cristiani, una donna di Betania, piccolo villaggio vicino a Gerusalemme, versò dell’olio di nardo di altissimo valore sulla testa e sui piedi di Gesù pochi giorni prima della sua crocifissione (1). 

Per leggere l’intero articolo sfoglia il numero 415 • luglio-agosto